San Valentino in classe: un amore da “pazienza infinita”

I nostri auguri a tutti gli innamorati... della Scuola

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Massimiliano Malagnino

Docente e funzione strumentale

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Se San Valentino è la festa di chi perde la testa per qualcuno, allora noi insegnanti dovremmo avere un posto d’onore sul podio degli innamorati. 

Perché, ammettiamolo, bisogna essere davvero presi da una passione travolgente per scegliere, ogni mattina, di scambiare il silenzio del caffè con il caos creativo dei corridoi, le sfide di una burocrazia spesso faticosa, e le pile di temi e compiti da correggere.

Perché noi docenti siamo perdutamente innamorati dei nostri studenti, anche quando sembrano aver dimenticato il libro (talvolta anche il buonsenso) a casa. Il nostro è un amore strano, fatto di sguardi che cercano di decifrare cosa si nasconde dietro un’espressione perplessa che arriva dall’ultima fila, o un silenzio bianco che arriva dalla prima. È una dedizione che non si misura in termini tangibili, ma trova la sua linfa nel valore invisibile di un’idea che germoglia. La nostra vera ricompensa, il nostro amore corrisposto, è quel “clic” che sentiamo nell’aria quando un’idea, un concetto, una spiegazione sono arrivati a destinazione. È quel momento magico in cui un ragazzo capisce di valere molto più del numero scritto in rosso su una verifica. È quell’aria trapunta di un filo d’oro che unisce tutti, allievi e docenti, in una nuvola di tempo sospeso carica di attenzione, di energia e di miglioramento reciproco. È un filo sottile, adamantino e quasi invisibile, quel senso di crescita costante che ci accompagna non solo quando insegniamo, ma anche quando impariamo qualcosa dai nostri ragazzi, perché percepiamo che le distanze si sono un po’ accorciate, e stiamo esplorando, almeno in periferia, quel mondo crittografato e spesso imperscrutabile che i nostri allievi abitano, ciascuno a modo suo. D’altronde, lo diceva già Schopenhauer, insegnando impariamo anche noi.

Infine, perché siamo innamorati della nostra missione (si dice così dell’insegnamento, no?), un impegno che ci spinge a restare svegli fino a tardi per correggere pacchi e pacchi di verifiche e preparare le lezioni. Altro che seratina fuori, cinemino o serie TV su Netflix. E non per dovere, o per irrazionale autolesionismo, ma per il desiderio di trovare la chiave giusta per aprire una mente chiusa, o sonnacchiosa, o impigrita da un mondo, quello crittografato, che talvolta sembra andare in direzioni e dimensioni parallele. È un legame, il nostro, che non rincorre premi, auto di lusso o anelli con diamanti, ma si nutre del privilegio raro di veder fiorire il domani sotto i propri occhi. Insegnare è un atto di speranza pura, un modo per lasciare un segno che il tempo non potrà cancellare. È la nostra… scatola di cioccolatini.

E così, in questa giornata dedicata ai sentimenti, vogliamo fare gli auguri a tutta la comunità dell’IC Duca d’Aosta, a chi vive nella scuola ogni giorno della sua vita, a chi è “a scuola” anche quando non è a scuola. Agli studenti, che sono il nostro tormento e la nostra gioia più grande; ai colleghi, compagni di questa folle e bellissima avventura; e a tutto il personale che ogni giorno si prende cura della nostra “casa”. E anche a voi, care famiglie, con la speranza, che poi è una certezza, che vogliate condividere con noi questo amore per la crescita dei nostri meravigliosi ragazzi.

Buon San Valentino a chi ha il coraggio di amare la Scuola, con tutta la sua faticosa, immensa bellezza.

Massimiliano Malagnino


L’educazione non consiste nel riempire un secchio, ma nell’accendere un fuoco
(William Butler Yeats)

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