Cari ragazzi,
prendetevi cinque minuti perché questa pagina è dedicata proprio a voi.
Ora che la tempesta degli esami è passata, i corridoi si sono svuotati e il silenzio è tornato nella nostra scuola, vogliamo raccontarvi qualcosa di ciò che anche noi, i vostri prof, abbiamo tenuto dentro in queste settimane così intense. Vi abbiamo osservato tantissimo. È il nostro lavoro, in fondo.
Prima ancora che la scuola finisse, vi abbiamo letto dentro. Eravate una specie di assurdo frullato di emozioni: l’ansia da prestazione, la soddisfazione di essere arrivati in fondo, una voglia matta di spaccare il mondo e andare via, ma anche quel nodo alla gola al pensiero di farlo davvero, l’ESAME! E sotto sotto, ammettetelo, quel dispiacere sottile di non essere più qui da settembre. Qualcuno di voi lo abbiamo visto piangere l’ultimo giorno di scuola, non appena è suonata l’ultima campanella. Potremmo anche fare nomi e cognomi di gente insospettabile, ma rimaniamo sul vago… E poi, comunque, non c’è stato più tempo di pensare agli addii, perché gli esami sono cominciati subito. E dobbiamo confessarvi che a noi insegnanti ha fatto un effetto strano vedervi nelle aule, concentrati sulle verifiche scritte, tutti insieme per l’ultima volta, seduti ai banchi ordinati per file, con i vostri dizionari, i fogli protocollo timbrati, il silenzio, il caldo (tanto caldo)…
Il momento più bello, però, è stato l’orale. Quell’ultima volta in piedi davanti a noi, i prof, schierati come una giuria allargata di X-Factor, nella sauna dell’auditorium costellata di ventilatori, non siete venuti a recitare delle materie. Ci avete presentato il frutto del vostro lavoro di tre anni, il frutto di un percorso personale e, in molti casi, intenso e profondo. Avete raccontato le vostre passioni, i vostri talenti e, a volte, persino i vostri ricordi più cari, anche quelli dolorosi.
È lì che ci siamo ricordati, ma in realtà non ce n’era bisogno, che davanti a noi non avevamo semplicemente degli studenti, ma delle persone. Ci teniamo a dirvelo chiaramente: al di là dei voti che avete visto stampati sui tabelloni, voi non sarete mai misurabili con dei numeri. I voti servono a pesare un prodotto, una prestazione del momento, ma non c’entrano nulla con il vostro valore umano. Nessun numero potrà mai raccontare la storia che ognuno di voi si porta dentro, l’intensità dei vostri sogni, né quello che diventerete domani. La vostra storia è ancora tutta da scrivere, e il vostro futuro inizia oggi.
Questi tre anni sono volati: vi abbiamo visti crescere giorno dopo giorno. Il nostro compito non è stato solo “spiegarvi le materie”, ma provare ad aiutarvi a diventare giovani adulti, consapevoli e critici. Abbiamo fatto del nostro meglio per insegnarvi a pensare con la vostra testa, a non accontentarvi delle risposte facili e a guardare la realtà con occhi aperti, vigili, attenti. Abbiamo cercato di trasmettervi i valori educativi e morali in cui la nostra scuola crede da sempre: il rispetto, la solidarietà, la responsabilità verso gli altri. Speriamo che tutto questo vi faccia da bussola per il futuro.
Ora le nostre strade si dividono, come succede sempre nella vita. Vi aspettano le scuole superiori, nuovi compagni, nuovi docenti, nuove sfide. Ma c’è una cosa che dovrete custodire gelosamente. C’è un filo invisibile che vi legherà sempre a queste mura e a questo percorso. Un modo di stare al mondo, una sensibilità speciale che avete costruito qui. Ricordatelo sempre: chi è stato della Schweitzer, lo sarà per sempre!
La strada per tornare a trovarci la conoscete a memoria. Noi ci saremo sempre, anche nei prossimi anni, pronti ad ascoltare i vostri racconti, a ridere con voi e a fare il tifo per la vostra felicità.
Spiccate il volo, ragazzi. Siate liberi, siate gentili e, soprattutto, siate voi stessi.
Buon cammino da tutta la Schweitzer e da tutto l’IC Duca d’Aosta!
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